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Ma tu, sul Web, sei davvero “visibile”?

Moltissimi lettori, oltre che altrettanto numerosi clienti, nel contattarmi o incontrarmi per la prima volta mi pongono quasi sempre la domanda:  “Ma come faccio a sapere se il mio sito è ben indicizzato, posizionato e ottimizzato per Google e gli altri motori di ricerca?”

Potrebbe sembrare una domanda banale, eppure molti fra coloro che possiedono un sito mancano di quelle informazioni di base necessarie a stabilire se per quel sito è stata creata una ottimizzazione anche basilare per i motori, e spesso non hanno neanche idea di come valutare il proprio posizionamento nei risultati delle ricerche.

A questo argomento dedicherò probabilmente un webinar e magari uno o più video, essendo anche uno degli elementi fondamentali dei miei corsi sulla SEO, ma per stavolta ho voluto provare a sintetizzare i concetti (cosa non facile considerata la vastità dell’argomento) in un articolo, che spero possa dare inizio a una serie di scambi interessanti di domande-risposte e magari a una serie di articoli di approfondimento.

Questo articolo ha proprio l’obiettivo, quindi, di fornire queste indicazioni di base, senza le quali è impossibile comprendere e valutare la propria situazione, o meglio quella del proprio sito o blog, all’interno dei risultati di Google e di altri motori, e di conseguenza la propria “visibilità” sul Web, prerogativa indispensabile per il successo di qualsiasi attività, che questa si basi totalmente online o che il sito sia semplicemente una “vetrina” per un’attività che invece si svolge offline.

 

Sfatiamo i “falsi miti” del posizionamento su Google

Comincerei prima di tutto con lo sfatare immediatamente alcune convinzioni errate e col demolire alcuni falsi miti, ovvero…

“Sono contento perché cercando il nome della mia attività/marchio su Google il mio sito compare in prima pagina”

Un risultato del genere è davvero il minimo, soprattutto se il nome/marchio non ha omonimi, e lo si ottiene anche senza alcun tipo di ottimizzazione SEO o di altro genere. Ovvio che per un “Albergo Miramare” anche un risultato di questo tipo è piuttosto difficile, dal momento che ci saranno sicuramente dozzine di altri alberghi con lo stesso nome, a meno che la ricerca utilizzata per il test non sia “Albergo Miramare Positano” (o qualsiasi altra località in cui l’albergo è situato).

Il risultato è ovviamente anche legato all’inclusione, nel nome di dominio, delle parole chiave che rappresentano l’attività, il marchio ed eventualmente la località stessa. Un dominio come albergomiramarefirenze.it (uso volutamente un esempio bizzarro per citare un sito esistente, o almeno un dominio non registrato fino a questo momento) contiene infatti nel suo nome la parola chiave dell’attività (“albergo”), la denominazione dell’azienda (“Miramare”) e quella della località “Firenze”), una combinazione che anche nei casi peggiori dovrebbe (il condizionale è comunque d’obbigo) garantire la presenza nella prima pagina dei risultati di ricerche con Google e gli altri motori.

Se il marchio o denominazione dell’attività o del prodotto è meno importante rispetto al resto, allora il posizionamento ottenuto solo grazie alla registrazione del dominio e alla creazione del sito è meno scontato, soprattutto se ci si trova a dover sostenere la concorrenza di attività omologhe e di conseguenza “omonime”, come nel caso di un “compro oro” di Milano, per esempio: provate a cercare “compro oro Milano” e scorrete le diverse pagine di risultati, scoprirete che alcuni dei siti che nel nome hanno tutte e tre le parole chiave si trovano non in prima bensì in seconda o addirittura quinta pagina.

“Anche se non sono l’unico a comparire in prima pagina su Google, sono comunque presente, il che significa che sono competitivo.”

Non è detto perché non è solo importante esserci, quanto essere presenti ‘in un certo modo’. Mi spiego ancora una volta con un esempio pratico, quello del “compro oro Milano”: provate di nuovo a condurre la stessa ricerca, e confrontate cosa appare nei risultati per ogni singolo sito visualizzato. Dopodiché leggete il prossimo paragrafo…

 

I meta-tag SEO: titolo, descrizione, parole chiave

C’è da fare a questo punto una parentesi, ovvero spiegare cosa sono quelle frasi che compaiono quando si ottengono i risultati di una ricerca su Google o altrove (vedi immagine sotto).

i meta-tag title e description nei risultait organici di una ricerca su Google

Prima di tutto chiariamo che ci sono due tipi di risultati: organici e non. I primi sono dettati dal posizionamento ‘naturale’, ovvero quello ottenuto dai contenuti del sito e dalla loro ottimizzazione. I secondi sono invece ottenuti “pagando” Google (con l’acquisto di AdWords, di cui parleremo in un altro articolo) per comparire in prima pagina, e vengono in genere visualizzati in alto (in genere con sfondo colorato per distiguerli da quelli seguenti, che sono ‘organici’) e a destra in una colonna separata.

Chiarito ciò, passiamo a ‘guardare da vicino’ ogni risultato visualizzato: noterete che per ognuno dei risultati emersi dalle ricerche ci sono tre elementi, ovvero un “titolo” in grassetto di colore blu, un “sotto-titolo” di colore verde che rappresenta l’indirizzo del sito, e una “descrizione” che invece dovrebbe (uso anche qui il condizionale perché spesso non è così, anzi!) appunto fornire indicazioni sintetiche ma efficaci sul contenuto del sito stesso.

Il primo e il terzo di questi elementi fanno parte (assieme alle parole chiave, di cui parleremo più avanti) dei cosiddetti meta-tag della SEO, e vengono infatti definiti come “title” e “description”. La loro importanza, a fini di un successo sul Web, è FONDAMENTALE. Se il titolo e la descrizione associati al vostro sito e visualizzati nei risultati delle ricerche non spingono il navigatore (colui che ha eseguito la ricerca) a cliccare sul collegamento al vostro sito piuttosto che a quello di qualcun altro, avrete perso una possibilità di trovare un nuovo cliente (o lettore, o qualsiasi altro obiettivo abbiate in mente col vostro sito o blog).

Quando Google e gli altri motori indicizzano il vostro sito/blog, ovvero ne leggono il contenuto e lo archiviano sui loro server in modo da renderlo disponibile velocemente a chi condurrà delle ricerche volte a trovare qualcosa di affine a tali contenuti, ispezionano il codice di ogni pagina alla ricerca di questi due elementi, “titolo” e “descrizione”, e li considerano come identificativi del contenuto assieme al contenuto stesso, quindi non solo vanno creati in modo da sintetizzare e rafforzare i contenuti, ma elaborati affiché siano efficaci dal punto di vista della identificazione e promozione del marchio e dell’attività. I motori di ricerca, nell’ispezionare ogni pagina di un sito (non solo la home, come vedremo più avanti) cercano anche un altro elemento identificatore, che è quello delle parole chiave, in inglese “keyword”. Queste devono essere estratte fra quelle più importanti già presenti nel contenuto, scegliendole strategicamente e senza esagerare per non incorrere nel “keyword stuffing”, che approfondiamo in un altro articolo e che rischia di penalizzarvi piuttosto che aiutarvi nel posizionamento. Le “keyword”, a differenza di “titolo” e “descrizione”, non compaiono nei risultati delle ricerche, ma vengono utilizzati solo dai motori per valutare (assieme a tutto il resto) se ogni sito debba o meno comparire nei risultati stessi.

Nei vostri test di ricerca scoprirete che in moltissimi casi quanto compare nel titolo e nella descrizione di un sito all’interno dei risultati è privo di senso, e non incoraggia assolutamente a cliccare perché la vostra attenzione è catturata sicuramente da un altro titolo e descrizione che invece sembra più “invitante”. La scelta di titolo e descrizione, insieme a quella delle parole chiave, è quindi fondamentale e non si può improvvisare, in quanto fa parte degli ingredienti fondamentali per un successo sul Web, ed è per questo che dedicheremo ancora altri articoli all’argomento, fra cui un articolo che spiega come capire se i meta-tag SEO sono presenti su un sito esaminandone il codice direttamente dal browser.

 

Farsi trovare sui motori… al di là del nome

Torniamo quindi al “falso mito” con cui avevamo aperto l’articolo, ovvero:

“Se cerco il nome del mio sito su Google compaio in prima pagina, quindi sono soddisfatto”

Essere soddisfatti per un risultato simile equivale a un suicidio, in termini di visibilità e di successo sul Web, per un semplice e lampante motivo: chi cerca il nome del vostro sito vi conosce già, altrimenti non lo cercherebbe.

La persone che invece dovete sperare di raggiungere e dalle quali dovete farvi trovare sono coloro che NON vi conoscono, perché il vostro obiettivo è appunto di trovare NUOVI clienti, lettori o qualsiasi altro genere di pubblico stiate cercando di “conquistare”!

A questo punto la verifica REALE che dovete condurre è questa: cercare su Google e sugli altri motori i CONTENUTI del vostro sito, ovvero il testo e le immagini che lo compongono, possibilmente usando le parole chiave più importanti per l’attività che svolgete.

Ma prima di fare ciò, dovete essere sicuri che Google (per citare il motore più utilizzato) abbia davvero “visto” il vostro sito e abbia memorizzato i suoi contenuti all’interno dei suoi server. Ed è ciò che sto per spiegarvi nel prossimo paragrafo.

 

Come capire quali pagine del sito sono state indicizzate da Google

Per visualizzare un elenco delle pagine del vostro sito indicizzate da Google (e di conseguenza con una possibilità di essere “trovate” dalle ricerche degli utenti) dovete scrivere, nel campo di ricec del motore, la formula “site:nomedelvostrosito” (senza le virgolette, ovviamente, e senza spazi).

Per capirci, se volete sapere quali contenuti del mio blog webmasterconwordpress.it sono stati indicizzati da Google, e sono quindi presenti nei suoi server, dovete quindi scrivere nel campo di ricerca del motore il comando site: seguito dal nome del sito, come segue:

site:webmasterconwordpress.it

e otterrete la visualizzazione di tutti i contenuti già “indicizzati” da Google (non vi ho consigliato di farlo per questo blog in quanto i contenuti sono ancora pochi).

L’elenco che otterrete contiene tutte le pagine che Google ha già “indicizzato”, quindi archiviato sui suoi server e “catalogato” o “classificato” a seconda dei suoi parametri di valutazione e indicizzazione, di conseguenza sarà associato con importanza (ranking) maggiore o minore nei confronti delle ricerche effettuate dagli utenti.

 

Cosa determina il posizionamento del sito nei risultati di ricerca?

I fattori che stabiliscono il posizionamento di un sito nei risultati “organici” (quindi non a pagamento) di una ricerca su Google o su altri motori sono diversi, e vanno dall’età del sito e dei suoi contenuti (l’anzianità è un fattore importante), la ricchezza e l’ottimizzazione dei contenuti stessi (testi E immagini), i link interni sulla home verso le pagine e fra le pagine stesse, i link esterni verso altri siti rilevani e sopra ogni altro fattore i link che arrivano da altri siti. Quest’ultimo fattore, da solo, può determinare in gran parte il posizionamento del vostro sito, nel bene e nel male: se i link provenienti da siti “affini” e ben posizionati, e magari associati a parole chiave attinenti, possono spingervi velocemente verso i primi posti, la semplice moltiplicazione di link collocati indiscriminatamente in giro per il Web potrebbe farvi incappare in una penalizzazione, visto che le più recenti modifiche agli algoritmi (procedure) di indicizzazione e valutazione di Google sono particolarmente esigenti in questo senso.

Per il momento ci fermiamo qui perché rischieremmo di affollare l’articolo di informazioni che vanno piuttosto trattate e discusse separatamente e individualmente, per facilitare la loro comprensione e assimilazione. L’appuntamento è ai prossimi articoli, ma intanto l’invito è a commentare questo articolo ponendo domande e facendo osservazioni, quindi non siate timidi/e, partecipate!